Art & Design Gallery

Art Immagin

Sabato, 16 dicembre 2017, alle ore 18:00, inaugurerà a Teano (Caserta) la “Art_Immagin” di Loretta Guadagno, nota professionista romana del tatoo (rinomata anche tra molti personaggi dello spettacolo), che offre servizi come il “tatuaggio corpo” la “dermopigmentazione ricostruttiva” ed il “trucco permanente”.
Per “trucco permanente o micropigmentazione” si intende la tecnica di tatuaggio che consente di abbellire i lineamenti del viso esaltando o correggendo sopracciglia, bocca ed eye liner, camuffare alcuni inestetismi della pigmentazione, occultare cicatrici e ricostruire cromaticamente l’areola mammaria, con la collaborazione di un eqipe medica sanitaria.
La sede si trova nel centro storico sidicino, in Via Porta Roma n° 13, dove era ubicata la prima galleria d’arte della città denominata “Area 51”.
Loretta Guadagno, che ha avuto il merito di aver riadeguato gli spazi della storica “Area 51” (recuperando anche l’insegna in pietra lavica vesuviana), darà spazio anche all’arte contemporanea, affidando all’Associazione Exclusive, sempre di Teano, gli spazi espositivi al proprio interno.
E’ da qui che sarà pianificata la promozione per gli artisti della eXclusive e progettati gli eventi nazionali e internazionali gestiti dal proprio team.
Ospiterà anche mostre collettive e personali “di spessore” (dedicate anche ai nomi storicizzati) ed ha previsto attività didattiche per i propri iscritti, quali corsi di disegno, pittura e serigrafia seguiti da professionisti laureati all’Accademia delle Belle Arti.

Per informazioni: contattiexclusive@gmail.com

CITTA’ DI TEANO – BREVI CENNI STORICI (di Rosella Verdolotti)

Dalle origini alla fase pre – Unità d’Italia.
Una storia straordinariamente e sorprendentemente ricca di fascino, che parte da lontano, è quella di Teano: il suo territorio, che sorge sulle pendici meridionali del vulcano di Roccamonfina (antico Mons Mefineus) dominante l’area centrale della Campania settentrionale interna, era frequentato fin dall’epoca protostorica e, a tal proposito, lo storico Carlo Sigonio ci informa che trasse la sua origine ancor prima della guerra di Troia (datata tradizionalmente dagli studiosi nel 1184 a.C.). Per quanto riguarda la popolazione che vi s’insediò, cioè i Sidicini, le fonti letterarie e aneddotiche mostrano varie notizie su di essi. Il poeta latino Virgilio presenta i Sidicini tra gli Italici che si apprestano a combattere a fianco di Turno contro Enea (Eneide, VII, 727-728), tramite la menzione dei Sidicina aequora, i fertili campi su cui il grano maturo vi ondeggia con un movimento simile a quello del mare. Vicino ad essi scorre il fiume Savone, il piger Savo che il poeta Stazio ricorda per le sue rive su cui si collocano i principali abitati e i luoghi di culto dei Sidicini. ma ancor di maggior rilievo è la citazione che il celebre geografo Strabone fa nel V libro della sua Geografia (Teanum enim quod Sidicinum vocant ex imposito vocabulo, Sidicinorum esse monstratur qui quindam ex Oscorum Campana gente restant), dove si parla dei Sidicini, come “Oschi, popolo estinto dei Campani”, e di Teanum Sidicinum come centro autonomo e prospero posto in posizione strategica su antichissimi itinerari e, in età romana, sulla la via Appia e la via Latina tra Suessa Aurunca e Cales (come si sostiene anche in Geografia V, 4, 10-11). Questa situazione si evince chiaramente a partire dalla metà del V secolo a.C., ma ancor di più nel corso del IV secolo a.C., quando avvenne un ampliamento dell’antico nucleo abitato, corrispondente all’attuale centro storico, sul pianoro detto de “La Trinità (o Ternità)” e l’installazione delle necropoli e dei santuari ai suoi confini meridionali e occidentali (necropoli di località Gradavola, località Torricelle – Masseria Soppegna, Masseria Campofaio, località Orto Ceraso, Bagnonuovo, S. Amasio, Monte S. Giulianeta; santuari di fondo Ruozzo e di localita’ Loreto in onore di Iuno Popluna). Lo storico Tito Livio rammenta la prima guerra sannitica (343-341 a.C.), a conclusione della quale Teano fu riconosciuta quale possesso dei Sanniti, mentre Roma disponeva della Campania; ma non solo, egli ci racconta anche della guerra latina, che vide i Sidicini perdenti nel 338- 337 a. C., e la seconda guerra punica (218-202 a.C.), quando furono alleati dei Romani. Dopo aver acquisito lo status di municipium e una propria monetazione, Teanum Sidicinum fu elevata a Colonia Classica Firma sotto l’imperatore Augusto. Quest’ultimo provvide al rinnovamento della decorazione e all’aggiunta di statue in marmo pentelico, dedicate a divinità del pantheon greco-romano, all’interno del complesso architettonico porticus-teatro-tempio, collocato nella vicinanza della località detta San Pietro a Fuoco in Teano: realizzato nella prima metà del II sec. a.C. e nato inizialmente come centro preposto al culto del dio Apollo, esso è il più antico edificio da spettacolo interamente costruito su volte. In seguito, tra la fine del II sec. e l’inizio del III sec. d.C. fu oggetto di vari rifacimenti prima per impulso di Settimio Severo e poi per volontà di Gordiano III. Inoltre, contemporaneamente la città assunse un aspetto grandioso con terrazzamenti e scenografiche soluzioni urbanistiche, arricchendosi di un circo, di un anfiteatro, di un Foro, di templi e strutture termali. Testimonianze significative di Teanum Sidicinum, per quanto concerne tutto il periodo che va dalla preistoria fino alla tarda antichità (VI-VII sec. d.C.), sono state rinvenute grazie alle intense campagne di scavo compiute nel corso del XX secolo (importanti quelle che hanno impegnato insigni esponenti dell’archeologia quali W. Johannowsky, G. Gasperetti, E. Gabrici, A. Maiuri, V. Spinazzola, M. Della Corte, L. Woolley, F. Zevi, S. De Caro) e sono conservate dal 2001 presso il Museo di Teanum Sidicinum, situato nell’edificio tardogotico noto come Loggione o Cavallerizza, costruito alla fine del XIV sec. sul limite dell’arce antica. Poi, tra il 330 e il 555 Teano divenne sede episcopale, poi soppressa fino all’860. Nel 596 la città venne conquistata dai Longobardi guidati dal duca Arechi I, che la trasformò in una contea longobarda a carattere militare, in quanto doveva fungere da guardia del confine. In questo periodo essa fu governata da un gastaldo, dipendente da Capua (Landenolfo, il nipote Ajenardo, Adelgisi e Maginolfo si succedettero nella carica per tutto il IX secolo), dopodichè, nel 981, divenne una contea indipendente capeggiata da Landolgo e Gisulfo, figli di Pandenolfo. Nel IX sec. vi erano tre monasteri benedettini, di cui uno ospitò temporaneamente, per circa trent’anni, i monaci dell’abbazia di Montecassino a seguito della distruzione della loro sede da parte dei Saraceni nel 883. In quest’epoca si attesta anche la presenza a Teano del monaco benedettino Erchemperto, autore della Historia Langobardorum Beneventanorum. Inoltre, nella curia comitale di Teano furono redatti due dei quattro Placiti cassinesi, ossia il “Placito di Teano” del 963 e il “Memoratorio”, primi attestati della scrittura in lingua volgare tuttora custoditi nell’archivio storico dell’abbazia di Montecassino. Poi, nel 1220 l’imperatore Federico II rese demaniali la città di Sessa Aurunca, Teano e Mondragone. Dopo che l’esercito papale s’impadronì di Teano, Calvi e di tutte le “terre di Pandolfo”, nel 1229 l’imperatore riconquistò la città (da questi accadimenti, secondo lo storico Claudio Cipriano, prenderà forma l’iconografia dello stemma araldico di Teano, costituito da un castello torricellato e da un aquila inseriti in uno scudo ovale). Successivamente Teano divenne feudo di grandi famiglie (Marzano, Carafa, Borgia, Caetani). Per quanto concerne l’architettura, numerose sono le chiese e i conventi edificati, alcuni dei quali ancor oggi esistenti: dalla chiesa di S. Paride ad Fontem, eretta nel IV-V sec., ospitante la tomba dell’attuale patrono cittadino omonimo (che, secondo una leggenda agiografica, avrebbe debellato nel IV sec. il culto idolatrico praticato dai Sidicini), e dalla chiesa di S. Pietro in Aquariis di origine paleocristiana, si passa alla nuova cattedrale, i cui lavori furono iniziati, nell’area dove fu abbattuto il precedente tempio di Iside, per volere del vescovo Guglielmo nel 1050 e furono completati nel 1116 ad opera del vescovo Pandulfo. In seguito, quest’ultima fu distrutta da bombardamenti alleati il 6 ottobre 1943 e fu ricostruita in stile neoromanico, attribuendo una funzione fondamentale al prezioso crocifisso su tavola di Roberto Oderisi, pittore napoletano della II metà del ‘300. Al IX sec. risalgono la chiesa di S. Benedetto, il monastero di S. Reparata, quelle di S. Maria de Intus e S. Maria de Foris. Invece, il convento del santuario di S. Antonio fu fondato nel 1427 e il monastero di S. Caterina nel 1554 da Clarice Orsini, principessa di Teano. Di datazione più incerta sono le chiese di S. Francesco, l’ex chiesa dell’Annunziata, la chiesa di S. Antonio Abate e quelle di S. Maria La Nova, S. Maria Celestina e della Madonna delle Grazie.

L’Unità d’Italia
La fama della città sidicina è legata in particolar modo all’incontro avvenuto in loco il 26 ottobre 1860 tra il re Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi, un evento dall’elevata portata storico-simbolica che ha sancito definitivamente l’Unità dello stato italiano, supremo anello di congiunzione tra Nord e Sud, di due eserciti e di due regni, ma soprattutto confronto dialettico di due caratteri culturali e socio-economici. Secondo lo storico teanese del ‘900 Fabrizio Zarone, basta “ricordare la parte importante sostenuta dagli autonomi Sidicini contro i Sanniti e i Romani, riportarci, cioè, ad altri tempi lontani e gloriosi della storia di Teano, valutar l’importanza strategica della città in guerre che interessavano l’Italia divisa, per poter comprendere le ragioni (tattiche e strategiche) dell’intervento delle truppe nazionali in questo territorio collinoso e boscoso, che era a guardia del valico del Massico, attraverso il quale i Borbonici erano costretti a passare nella ritirata”. Nonostante non vi sia alcuna registrazione ufficiale sulle modalità in cui si svolse lo Storico Incontro, la centralità del ruolo che Teano ha avuto in esso è corroborata non solo dalla tradizione orale, ma anche e soprattutto da varie fonti scritte, come l’opera “Come fu fatta l’Italia” dell’ex deputato inglese The O’Clery o “L’assedio di Gaeta e gli avvenimenti del 1860-1861 nell’Italia Meridionale” del Colonello Cesari del 1926. In quest’ultimo documento si afferma con precisione che l’incontro si sarebbe verificato presso il ponticello di S. Cataldo a 200 m dalla chiesa di Borgonuovo, quindi in pieno territorio teanese. A memoria di tale evento è stato ubicato in Piazza Unità d’Italia a Teano un monumento equestre, realizzato nel 1996 dal maestro Rino Feroce (di cui si parlerà più ampiamente in seguito), ma vi sono anche altre opere e iscrizioni lapidee presenti non solo in città, ma anche in varie località italiane. Altra vicenda storica che riguarda il territorio di Teano è la battaglia di San Giuliano svoltasi sempre il 26 ottobre 1860 tra i piemontesi e i Mille; quest’ultimi giunsero sulle alture di San Giuliano e forzarono il valico del Massico ottenendo via libera per Gaeta (tale episodio è ricordato da una lapide marmorea allocata in una via intitolata ad Alberto Pietro, bersagliere garibaldino che ha perso eroicamente la vita in tale scontro).
Cultura enogastronomica e artistica.
Punto di forza fondamentale dell’area sidicina è, senz’altro, la sua cultura enogastronomica e artistica. Per quanto riguarda il gustoso mondo dei sapori, giovanissima realtà dell’Alto Casertano è l’azienda vinicola de “I Cacciagalli” di Diana Iannaccone e Mario Basco, sita alle falde del vulcano spento di Roccamonfina, quella che gli antichi Romani chiamavano Campania Felix per l’immensa fertilità e bellezza che i suoi territori offrivano e tuttora garantiscono. Con l’estrema varietà di vini proposti, “I Cacciagalli” vogliono esprimere l’immensa voglia di “trasmettere la passione per la terra e per l’uomo che la abita, il rispetto per i tempi della natura e l’amore per la tradizione antica con cui sapersi confrontare”. Un’altra perla del territorio sidicino è il pregiato olio delle “Colline Sidicine” dell’ingegner Enrico Migliozzi. L’altissima qualità e la superiorità di tale produzione all’epoca dell’Impero romano è riconosciuta dallo scrittore Plinio il Vecchio (Historia Naturalis XV, 16: “per le olive da tavola sono preferite quelle dei paesi d’oltremare mentre per l’olio sono preferite quelle italiane e tra quelle italiane più delle altre le Picenee e le Sidicinee”). Con le lievi sensazioni di amaro e piccante che esso presenta, rende gradevole l’assaggio ai palati più competenti: inoltre, esso ha la rara dote di dar vita a diversi abbinamenti con più tipi di pietanze. Inoltre, Teano vanta un pastificio artigianale di grande rilievo, quello della “Pasta Sidicina”, capeggiato da Stefania Mele, che, seguendo la celebre tradizione dei Maestri Pastai Gragnanesi, impasta la migliore semola di prima estrazione con acqua delle sorgenti del monte Roccamonfina. Ancora, l’artigianato è protagonista nella città sidicina con “Briciole di dolcezza” di Amalia Oliva, che si occupa della produzione di cioccolato al latte, declinato in tutte le sue variegate e squisite forme.

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ALCUNE IMMAGINI DELLA CITTA’ DI TEANO