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Alfonso Coppola

Alfonso Coppola è nato a Carinaro (CE) nel 1948. E’nella collezione permanente del Museo MAGMA dalla biennale alla Reggia di Caserta nel 2004. Ha frequentato negli anni ’60 il Liceo Artistico di Napoli con maestri di chiara fama. E’ presente sullo scenario artistico nazionale da più di un trentennio con importanti mostre personali e collettive, privilegiando la Pittura e la Scultura ed ultimamente la Ceramica.

Avendo la fortuna di entrare nel suo studio si ha l’impressione di trovarsi in una antica bottega artigiana, dove l’occhio non riesce a fermarsi per focalizzare un solo oggetto perché preso dalle varietà di opere esposte. Tra gessi, bronzi, oli su tela, opere in restauro e bassorilievi dalle pregevoli finiture, lo si può ammirare nella sua variegata capacità tecnica. Ed è proprio questa sua prerogativa che lo caratterizza come un’artista che non ha mai cercato riparo nel protettivo mondo dell’informale, ma vi è approdato attraverso una sua personale ricerca interiore e tecnica.

di Paolo Feroce

Il mio primo incontro con Alfonso è avvenuto nell’estate del 2003 nel contesto del “Premio Unità d’Italia”, che proprio a lui fu assegnato con verdetto unanime da parte dei giurati. Mi colpì immediatamente la ricchezza e la personalità del suo stile, che sembrava saldare in una sintesi compiuta e perentoria i due poli contrapposti della coroplastica italiana del secondo ‘900: da un lato quello “lirico” capitanato da Leoncillo, con le sue ceramiche espressioniste, trafitte dall’urlo di dolore di una generazione uscita decimata e sconvolta dalla guerra; dall’altro quello “pittorico”, compositivo e tendenzialmente strutturalista del secondo Burri e del gruppo Origine, che intonava quasi un inno alla ricostruzione, affermando il primato della ragione e della progettualità umana di fronte alla sconfitta (ormai acclarata) della barbarie nazista. Può succedere ad ogni artista che abbia “ingranato giusto” di mostrarsi troppo indulgente verso se stesso e verso le esigenze del mercato, riproducendo in serie le proprie opere fino a darle in pasto ai collezionisti, senza apportare più variazioni sostanziali a una ricetta rivelatasi vincente. Ma Alfonso ha dimostrato in questi anni di essere artista inquieto e speculativo: non si è voltato indietro a d ammirarsi, ma è andato subito avanti, e in una direzione ben precisa, che le sue prime realizzazione lasciavano già intuire: la sua ambizione, la sua utopia anzi, è quella di distillare la materia, una materia rudimentale, bruta come la terracotta fino a concepire il piccolo miracolo di un volume componente primordiale, pagana e quasi “scabrosa” della materia stessa che si trasforma in luce, colore, geometria rarefatta e bidimensionale.

di Emiliano D’Angelo

(…) L’assetto compositivo delle opere ha una sua logica interna, apparentemente astratta ed estemporanea, in effetti finalizzata ad una ricerca di equilibri formali e visivi, risolti nel progressivo accostamento di variegate geometrie e soprattutto con un reticolo di vuoti, di fessure tra formella e formella, che l’artista deliberatamente sottolinea, per evidenziare il globale assetto compositivo e dare al tempo stesso risalto alle singole parti, come accade nella struttura di una antica vetrata.

di Giorgio Agnisola